| Si
definisce insonnia lo stato in
cui una persona percepisce il
proprio sonno come insufficiente
o insoddisfacente; in altre parole
quando il paziente non riesce
a trarre beneficio dal riposo
perché dorme troppo poco
oppure dorme male.
L’insonnia fa parte delle dissonnie,
disturbi dovuti ad alterazioni
di ritmo, quantità e qualità
del sonno, così come le
apnee notturne e le ipersonnie
(narcolessia).
Un altro gruppo di disturbi del
sonno è quello delle parasonnie,
caratterizzate dalla presenza
di un evento anomalo e indesiderato
nel corso del sonno, o nelle fasi
di passaggio tra la veglia ed
il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo,
il sonniloquio (parlare durante
il sonno), gli incubi, l’enuresi
(minzione involontaria), il bruxismo
(digrignare i denti), la sindrome
delle gambe senza riposo (movimenti
involontari e prolungati delle
gambe, che impediscono l'addormentamento).
L’insonnia non è una malattia
univoca ma si presenta in tanti
modi diversi, ecco perché
clinicamente viene classificata
tenendo conto di almeno tre parametri:
la sua durata, le possibili cause
e la tipologia.
Durata dell’insonnia: varia da
paziente a paziente e può
subire modificazioni nel corso
della vita di uno stesso individuo.
Può esserci insonnia occasionale,
transitoria o cronica.
Cause dell’insonnia: distinguiamo
l'insonnia primaria o non organica
(quando il paziente è sano
e non ci sono cause apparenti
che giustifichino l’insonnia)
e secondaria (quando l’insonnia
è dovuta ad altre malattie
fisiche o altri problemi psicologici,
come la depressione)
Tipo di insonnia: distinguiamo
l'insonnia iniziale (quando il
paziente fatica ad addormentarsi),
centrale (caratterizzata da frequenti
e sostenuti risvegli durante la
notte) e tardiva (caratterizzata
da risveglio mattutino precoce).
Esiste anche un'insonnia soggettiva,
ovvero la percezione di dormire
poco e male, nonostante i dati
oggettivi dimostrino il contrario
e la persona dorma più
o meno regolarmente. |