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La
psicoterapia è una terapia dei problemi
mentali ed emotivi attraverso metodi psicologici.
Nella psicoterapia il paziente parla allo
psicoterapeuta dei suoi sintomi e stabilisce
con lui un rapporto terapeutico .
perchè
si fa
Una psicoterapia
viene adottata per aiutare non solo individui
con problemi personali specifici ma anche
individui sofferenti di nevrosi e/o disturbi
di personalità ( clicca su Personalità
per ulteriori informazioni); essa ha lo scopo
principale di permettere ai pazienti di conoscere
se stessi, di sviluppare una nuova valutazione
dei rapporti passati e presenti, di adottare
nuovi schemi di comportamento nelle attività
della vita quotidiana e di migliorare lo stile
di vita e la qualità della vita in
generale oltre che il semplice controllo dei
sintomi.
come si esegue
La forma più
semplice della psicoterapia è la consulenza
psicologica che consiste nell'ascolto, in
consigli e sostegno spicologico eventualmente
preceduta da una batteria di test psicodiagnostici
dedicati. All'estremo opposto viè la
Psicoanalisi, che cerca di indagare sui sentimenti
inconsci profondi (Psicologia del profondo)
e sulle esperienze infantili dell'individuo.
La psicoterapia
dinamica
La Psicoterapia
Dinamica si basa sui principi della Psicoanalisi.
Un altro approccio alla gestione dei problemi
emotivi coincide con la comparsa e la diffusione,
nel mondo della psicologia, del modello
cognitivo comportamentale negli anni
Sessanta.
Tale
modello postula una complessa relazione
tra emozioni, pensieri e comportamenti,
sottolineando come molti dei nostri
problemi (tra i quali quelli emotivi)
siano influenzati da ciò che facciamo
e ciò che pensiamo nel presente,
qui ed ora.
Questo
vuol dire che agendo attivamente
ed energicamente sui nostri pensieri
e sui nostri comportamenti attuali,
possiamo liberarci da molti dei
problemi che ci affliggono da tempo.
La
psicoterapia cognitivo-comportamentale
(PCC) ha assunto il ruolo di trattamento psicologico
efficace per la stragrande maggioranza dei
problemi emotivi e comportamentali.
Si tratta di una disciplina scientificamente
fondata, la cui validità
è suffragata da centinaia
di studi, principalmente, ma non
solo, per la diagnosi e la cura
in tempi brevi di:
Depressione
e disturbo bipolare;
Ansia, fobie, attacchi di panico
e ipocondria;
Ossessioni e compulsioni;
Ansia o preoccupazione generalizzate;
Disturbi del comportamento alimentare
(anoressia, bulimia, etc.);
Stress, disturbi psicosomatici e
cefalee;
Disfunzioni sessuali (eiaculazione
precoce, anorgasmia, etc.);
Abuso e dipendenza da sostanze (alcool,
droghe, etc.);
Disturbi della personalità;
Insonnia;
Difficoltà a stabilire e
mantenere relazioni sociali e comportamento
impulsivo;
Problemi di coppia;
Difficoltà nella scuola o
nel lavoro;
Bassa autostima.
La psicoterapia
cognitivo-comportamentale, come
suggerisce il termine, combina due
forme di terapia estremamente efficaci:
La psicoterapia
comportamentale: aiuta a modificare
la relazione fra le situazioni che
creano difficoltà e le abituali
reazioni emotive e comportamentali
che la persona ha in tali circostanze,
mediante l’apprendimento di nuove
modalità di reazione. Aiuta
inoltre a rilassare mente e corpo,
così da sentirsi meglio e
poter riflettere e prendere decisioni
in maniera più lucida.
La psicoterapia cognitiva: aiuta
ad individuare certi pensieri ricorrenti,
certi schemi fissi di ragionamento
e di interpretazione della realtà,
che sono concomitanti alle forti
e persistenti emozioni negative
che vengono percepite come sintomi
e ne sono la causa, a correggerli,
ad arricchirli, ad integrarli con
altri pensieri più oggettivi,
o comunque più funzionali
al benessere della persona.
Quando sono
combinate nella PCC, queste due
forme di trattamento diventano un
potente strumento per risolvere
in tempi brevi forti disagi psicologici.
La
psicoterapia cognitivo-comportamentale
(PCC) è:
pratica
e concreta
Lo scopo della terapia
si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici
concreti. Alcune tipiche finalità includono
la riduzione dei sintomi depressivi, l'eliminazione
degli attacchi di panico e della eventuale
concomitante agorafobia, la riduzione o eliminazione
dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini
alimentari, la promozione delle relazioni
con gli altri, la diminuzione dell'isolamento
sociale, e cosi via.
Centrata sul "qui ed ora". Il ricordo
del passato, come il racconto dei sogni, possono
essere in alcuni casi utili per capire come
si siano strutturati gli attuali problemi
del paziente, ma molto difficilmente possono
aiutare a risolverli. La PCC quindi non utilizza
tali metodi come strumenti terapeutici, ma
si preoccupa di attivare tutte le risorse
del paziente stesso, e di suggerire valide
strategie che possano essere utili a liberarlo
dal problema che spesso lo imprigiona da tempo,
indipendentemente dalle cause. La PCC è
centrata sul presente e sul futuro molto più
di alcune tradizionali terapie e mira ad ottenere
dei cambiamenti positivi, ad aiutare il paziente
a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli
come ci è entrato.
A breve termine. La terapia cognitivo-comportamentale
è a breve termine, ogni qualvolta sia
possibile. Il terapeuta è comunque
generalmente pronto a dichiarare inadatto
il proprio metodo nel caso in cui non si ottengano
almeno parziali risultati positivi, valutati
dal paziente stesso, entro un numero di sedute
prestabilito. La durata della terapia varia
di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda
del caso, con cadenza il più delle
volte settimanale. Problemi psicologici più
gravi, che richiedano un periodo di cura più
prolungato, traggono comunque vantaggio dall'uso
integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci
e di altre forme di trattamento.
Orientata allo scopo. La PCC è più
orientata ad uno scopo rispetto a molti altri
tipi di trattamento. Il terapeuta cognitivo-comportamentale,
infatti, lavora insieme al paziente per stabilire
gli obbiettivi della terapia, formulando una
diagnosi e concordando con il paziente stesso
un piano di trattamento che si adatti alle
sue esigenze, durante i primissimi incontri.
Si preoccupa poi di verificare periodicamente
i progressi in modo da controllare se gli
scopi sono stati raggiunti.
Attiva. Sia il paziente che il terapeuta giocano
un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta
cerca di insegnare al paziente ciò
che si conosce dei suoi problemi e delle possibili
soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta,
lavora al di fuori della seduta terapeutica
per mettere in pratica le strategie apprese
in terapia, svolgendo dei compiti che gli
vengono assegnati volta volta. Nella PCC il
terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione
dei problemi del paziente, intervenendo spesso
e diventando talvolta "psico-educativo".
Ciò tuttavia non vuole assolutamente
dire che il paziente assista ad una lezione
nella quale si sente dire che cosa dovrebbe
fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi,
è stimolato ad essere più attivo
possibile, un terapeuta di sé stesso,
sotto la guida del professionista.
Collaborativa. Paziente e terapeuta lavorano
insieme per capire e sviluppare strategie
che possano indirizzare il paziente alla risoluzione
dei propri problemi. La PCC è infatti
una psicoterapia breve basata sulla collaborazione
tra paziente e terapeuta. Entrambi sono attivamente
coinvolti nell'identificazione delle specifiche
modalità di pensiero che possono essere
causa dei vari problemi. Il paziente potrà
scoprire di aver trascurato possibili soluzioni
alle situazioni problematiche. Il terapeuta
aiuterà il paziente a capire come poter
modificare abitudini di pensiero disfunzionali
e le relative reazioni emotive e comportamentali
che sono causa di sofferenza.
Scientificamente fondata. È stato dimostrato
attraverso studi controllati che i metodi
cognitivo-comportamentali costituiscono una
terapia efficace per numerosi problemi di
tipo clinico. E’ stato dimostrato che la PCC
è efficace almeno quanto gli psicofarmaci
nel trattamento della depressione e dei disturbi
d’ansia, ma assai più util
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